Sentirsi soli

Non so spiegare ciò che succede dentro me. Stringo le mani per controllare questa paura che mi assale. I miei genitori mi chiamano, chiedendomi come va in città, ma non so cosa dire.

Non va. Vorrei dire. Ma basterebbe a spiegare il mio essere continuamente in bilico su un filo che sta per spezzarsi? A volte credo di star impazzendo. Mi ritrovo sull’autobus al pomeriggio o in un taxi alla sera e vorrei solo scomparire. Evaporare come questi fumi che salgono verso l’alto. Non c’è niente che mi ancora alla realtà. Tutto è un infinito sogno lucido. Da chiedermi se sto veramente vivendo o se è un’illusione.

Piccoli momenti di pace li trovo anch’io. Quando al mattino, sollevo lo sguardo verso il cielo e noto sprazzi di nuvole tra gli edifici e i fili dei pali della luce, o quando incontro un gattino nelle periferie vicino al mio appartamento. Mi piace camminare da sola in stradine strette, poco frequentate. La notte fanno paura ma il giorno c’è qualcosa di magico che aleggia nell’aria, come se si trattasse di portali per un’altra dimensione. Vedo l’erba delle aiuole che straborda, crescendo tra il cemento e immagino treni attraversare boschi illuminati dalla luce estiva. Una luce pigra ma intensa che offusca la vista. E sogno di camminare su quei binari e giungere a una città dove tutti i tuoi desideri sono possibili. Dove non c’è tristezza, né dolore.

Non faccio che essere rincorsa da queste voci. Al mondo siamo soli, mi dicono. Ora lo capisco bene. Nei momenti di riflessione mi rivedo bambina mentre gioco nel giardino di casa, isolata in quel piccolo mondo fatato. Un mondo che non tornerà più per me. Vorrei poterle parlare ma non mi sente, continua a giocare ignorandomi e la vedo che non sorride. È triste perché nessuno la cerca o vuole stare con lei. E allora i rami di gelsomino le sfiorano le guance, asciugandole le lacrime, e una rondine lascia cadere una pigna ai suoi piedi. Quella bambina non è sola. Io non sono sola. Ma allora perché? Perché questa malinconia?