Il mio corpo non mi ascolta

Fa male.
Fa male quando il corpo non ti segue, quando le energie svaniscono tutte in un attimo e sei costretta a fermarti, mentre vorresti prendere una bicicletta e fare il giro del lago, andare con gli amici al fiume o, semplicemente, passeggiare in centro con i tuoi genitori.
Allora ti chiedi: “Perché a me? Perché proprio a me?”

Non so nemmeno quando sia cominciato tutto. È stato un lento accumularsi di emozioni non vissute, di cattiverie assorbite, di stress incamerato. Poi, all’improvviso, a 19 anni, il mio corpo ha ceduto. Io, che ero la studentessa modello, la figlia perfetta, l’amica sempre presente… sono caduta. E non mi sono più rialzata.

A me, che amavo ballare, mangiare, andare in palestra… tutto è diventato improvvisamente impossibile. E quante volte ho dovuto ingoiare l’impazienza e accettare che non ci potevo fare niente. Ho investito ogni briciola di forza per cercare di guarire, per riuscire almeno a sopravvivere.

A 19 anni ho scoperto di avere una malattia cronica. Poi è arrivata anche la depressione, la solitudine, l’isolamento. Mi guardavo intorno spaesata mentre i miei ex compagni di liceo andavano avanti: si iscrivevano all’università, viaggiavano, lavoravano, si scoprivano… e io rimanevo a letto per giorni interi.

Le visite continue in ospedale, i dottori che mi dicevano tutti la stessa cosa:
“Starai bene, ci vuole tempo. Il tuo corpo deve aggiustarsi.”
Ma niente funzionava. E la frustrazione cresceva.

Poi, un giorno, ho fatto pace con quella nuova realtà. Ho accettato che non sarei più tornata a stare come prima.
Con le poche forze rimaste e tanta determinazione, ho iniziato a portare avanti piccoli progetti.
Ma la fatica, le giornate in cui non ce la facevo, le notti insonni, le grida d’aiuto soffocate nel cuscino… tutto questo mi ha marchiata profondamente.

E oggi, nonostante i piccoli successi, mi rendo conto che non mi fido di me stessa. Non mi fido di questo corpo stanco.
E soprattutto, non mi fido degli altri.

Le poche amiche che ho non immaginano nemmeno ciò che ho vissuto fisicamente, ed è meglio così. Ho paura che fuggirebbero se lo sapessero davvero.
Non ho mai avuto una relazione. Non che avessi il tempo per pensarci, ma ci sono state occasioni in cui avrei potuto aprirmi, amare ed essere amata. Non l’ho fatto. Perché non volevo mostrare quanto fossi sbagliata, rotta, non “normale”.

Oggi ho deciso di scrivere. Di raccontarmi a chi avrà il desiderio di leggere.
Ho 24 anni, ma a volte mi sento come se ne avessi 80. Devo stare attenta a tutto quello che mangio. Non bevo, non fumo. Ho problemi intestinali. Sono spesso stanca.
Eppure, mi piaccio.
Eppure, mi voglio bene.

Anche se non sono riuscita a costruire rapporti profondi.
Anche se non ho mai vissuto una relazione per paura.
Anche se, a volte, penso di non voler più andare avanti…
Mi voglio bene.
E amo questo corpo battuto, sconfitto dalla gravità.
Sì, lo amo lo stesso.

Questo spazio mi serve. È l’unico luogo in cui posso provare a far capire cosa si prova quando il mondo va avanti e tu resti indietro. Quando diventi spettatore della vita degli altri, e non puoi far altro che guardare — senza partecipare.

E poi arriva il momento in cui accetti.
Accetti di non essere speciale.
Perché alla fine, quante persone muoiono giovani? Quante convivono con malattie incurabili?
Io dovrei essere grata.
E allora accetti.
Accetti che nessuno ti conosce davvero. Che nessuno sa il dolore che ti porti dentro.
E capisci che forse, alla fine, è così per tutti.

Eppure, qualcosa di buono succede.
Sviluppi qualità che prima non avevi: la pazienza, la motivazione, il sacrificio, la disciplina.
Forse le avrei imparate comunque, ma sono stata costretta ad apprenderle subito. E almeno di questo, sì, sono grata.

Oggi mi sento più completa, anche se so di non aver vissuto appieno quelli che chiamano “gli anni migliori”.
Ma non posso farci nulla.
Ci sono momenti in cui ho dei rimpianti, e vorrei rifugiarmi nel passato…
Ma il presente è molto più bello. E vale la pena viverlo.

Tante cose sono cambiate in questi cinque anni. Dopo ricerche infinite e medici su medici, sono riuscita a raggiungere piccoli traguardi che mai avrei pensato di riprendere.
Non posso dire di avere una salute di ferro, sarebbe una bugia.
Ma è un inizio promettente.